Canapa: perché è importante il disciplinare di autoregolamentazione?

Canapa: perché è importante il disciplinare di autoregolamentazione?

Ne parliamo con l’ avvocato Giacomo Bulleri (ConsulCanapa), tra i protagonisti del progetto, nonché legale da sempre vicino ai coltivatori di canapa

Con la legge n.242 del 2016, entrata in vigore nel gennaio 2017, una nuova era si aperta per il mondo della canapa in Italia. Una vera e propria rinascita ha vissuto nel corso degli ultimi mesi. In occasione di questo boom, gli operatori del settore, coadiuvati da alcuni tecnici come Chiara Mina la cui intervista è apparsa sulle pagine di questo quotidiano qualche giorno fa, hanno dimostrato di poter essere protagonisti, difendendo la qualità e la sicurezza dei prodotti così come l’ incolumità dei consumatori: ieri, infatti, è stata approvata la stesura finale del ‘Disciplinare di autoregolamentazione per la produzione di infiorescenze di Canapa Sativa L.’ , al quale hanno contribuito anche ConfagricolturaConfederazione Italiana Agricoltori – CIA e Federcanapa.

Del disciplinare e delle sue conseguenze abbiamo parlato con l’ avvocato Giacomo Bulleri (ConsulCanapa), uno dei fautori di questo progetto, nonché legale da sempre vicino ai coltivatori di canapa.

 

Cosa è emerso dalla conferenza di ieri?

C’è stata l’ ultima approvazione del testo del disciplinare. Ora attendiamo la firma formale da parte dei soggetti e dei tecnici coinvolti. Salvo ulteriori ripensamenti, siamo nella fase finale.

Questo disciplinare come inciderà sull’ attività dell’ agricoltore?

Io la vedo come un’ opportunità per tutto il settore perché le associazioni di categoria e il sottoscritto, come consulente, siamo stati inondati nell’ ultimo anno da domande che chiedevano lumi su come si facessero tante cose. Il disciplinare cerca di fornire delle risposte ad esigenze concrete e quindi dare delle certezze che finora non c’erano. Certezze sia dal punto di vista tecnico oltre che economico per ottenere un prodotto di qualità e, soprattutto, sicuro per il consumatore; ma anche perché si vanno a ripercorrere le orme del biologico degli anni ’80 e quindi ad integrare dal basso, su base volontaria, quella che è la normativa vigente. Quindi, allo stesso modo del biologico, dare maggior sicurezza dal punto di vista normativo, seppur su base volontaria, dando dei riferimenti agli agricoltori e questo nell’ interesse dell’ agricoltore stesso.

E del consumatore.

Certo perché bisogna partire dal presupposto per cui quando si parla di canapa in Italia si parla di una norma e di una sfera agricola, agroalimentare ed agroindustriale. Il disciplinare serve a chiudere la filiera agricola: nel momento in cui vengono stabilite tutte le modalità di semina, di raccolta, di semina, di essiccazione, si vuole arrivare ad un prodotto finito sicuro che può essere commercializzato sia dall’ agricoltore che da tutti i soggetti che lo commercializzano. L’ obiettivo è dunque chiudere la filiera che è di tipo agroindustriale perché laddove la filiera non è chiusa dal punto di vista agricolo, non avremmo mai un riporteremo il settore terziario ancorché primario ad una cornice corretta.

In che modo le associazioni che sono state coinvolte e che hanno sostenuto questo progetto controlleranno che gli agricoltori rispetteranno le regole? Stabiliranno degli organismi di controllo?

Il disciplinare prevede al suo interno una struttura di controllo di cui sicuramente, suppongo, faranno parte le associazioni di categoria e, come tutti i disciplinari di produzione, gestirà il logo, supervisionerà il rispetto delle regole. Penso che le associazioni saranno coinvolte visto che poi sono state finora sempre disponibili a trattare la tematica. Nello specifico, è comunque necessario chiedere a loro.

E’ certamente una soddisfazione visto il grande lavoro fatto su questo disciplinare.

A mio avviso è un’ enorme soddisfazione perché credo che, nel momento in cui esplode il fenomeno, come nell’ ultimo anno, un documento che viene dagli operatori del settore dimostra serietà e un grande segno di maturità in quanto sono stati proprio alcuni operatori a manifestare l’ esigenza di una regolamentazione. Questo è un primo esempio per poi far nascere una pluralità di disciplinari così da individuare tutta una serie di settori e, magari, nel futuro, aprire a DOP e a quant’altro caratterizza il mondo agricolo. Il consumatore ci tiene prima di tutto ad avere un prodotto sicuro e, secondariamente, privilegia il ‘made in Italy’: il disciplinare, da questo punto di vista, punta a tutelare il ‘made in Italy’ nell’ agricoltura anche della canapa.

E a preservare, quindi, anche la qualità dei prodotti.

Certamente.

Possiamo dire che questo disciplinare anticipa il legislatore?

Diciamo che io non vedo un aspetto conflittuale, ma, anzi, complementare. Questo disciplinare non va in sovrapposizione con quanto fatto dalla politica in quanto la politica ha già regolamentato il settore con una legge quadro in vigore da più di un anno e mezzo. In questo periodo, c’è stato il fenomeno della ‘canapa light’. Già al 22 maggio, è uscita una circolare che chiariva alcuni punti legati all’ infiorescenza. Quindi, lo Stato la sua parte l’ ha fatta. Secondo me, era importante che fossero gli operatori di categoria, anziché attendere norme calate dall’alto e, magari, criticarle,  hanno dimostrato la maturità di farsi parte attiva presentandosi come un settore fatto di agricoltori, ma anche di tecnici connessi a vario titolo alla filiera che possono contribuire a realizzare un prodotto innovativo e, soprattutto, competitivo a livello europeo. Quindi anziché seguire, come è stato finora, sulla canapa, gli altri Paesi europei, l’ Italia ha anticipato gli altri Paesi, affermandosi come avanguardia a livello europeo perché un disciplinare della canapa, a livello comunitario,  non lo aveva ancora fatto nessuno. Il settore dell’ agricoltura che è sempre tra i settori principali in Italia e che ha dimostrato la maturità di collaborare e coadiuvare l’ attività delle istituzioni: per esempio, all’ interno del disciplinare, è stata riportata l’ obbligatorietà di fare la denuncia di turno alle forze di pubblica sicurezza, norma che era limitata all’ ipotesi di chi coltivavano la canapa a casa. E’ stata recuperata, reintrodotta su base volontaria e questo è il segno della massima trasparenza e collaborazione con le istituzioni.  Potrebbe anche fornire la base al legislatore per ulteriori iniziative future. Si tratta di un disciplinare volontario, che non obbliga nessuno e che diventa vincolante per chi decide di aderire.

Con quali canali si struttura il mondo della canapa con la politica?

I canali sono quelli che singoli operatori del settore o singoli lobbisti possono avere e con cui hanno interloquito da tempo tutte le forze. Io personalmente non ho rapporti con il mondo della  politica, ma sono un tecnico.

Secondo lei, però, è trasversale la disponibilità al dialogo?

Partendo dal fatto che è difficile stabilire ciò che è destra da ciò che è sinistra, secondo me sì in quanto sono tematiche su cui la logica e il buon senso sono trasversali. Anche perché si parla di libera iniziativa economica e di un mercato che potrebbe diventare interessante sia per gli agricoltori sia per la commercializzazione. Più di 1000 aziende in un anno parlano da sole con il conseguente indotto anche in termini occupazionali. E queste sono tematiche su cui tutte le forze politiche sono sensibili.

Se dovesse fare una previsione, pensa che sarà il settore alimentare quello che si svilupperà maggiormente nel mondo della canapa?

Leggendo tra le righe di quello che chiamano ‘new food’ , penso che la canapa, per le sue qualità nutraceutiche e psicoterapiche, possa rappresentare uno degli alimenti protagonisti dell’ alimentazione del futuro. Anche perché rappresenta un valore aggiunto in un settore in cui, oltre agli agricoltori, lavorano scienziati, ricercatori per garantire un prodotto innovativo e di qualità.

 

Articolo tratto da: www.lindro.it

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